Un interrogativo che tormenta tanti proprietari di case vacanza, riguarda la fiscalità negli affitti brevi. In particolare, molti non sanno come regolarsi quando si utilizzano i portali telematici per promuovere il proprio alloggio. La confusione è comprensibile, trattandosi di un settore del tutto nuovo, e non è facile reperire informazioni accurate e veritiere.

 

Oggi quindi proveremo a fare chiarezza, cercando di spiegare nel dettaglio come funziona la tassazione Airbnb, focalizzandoci in modo particolare su chi utilizza questo famoso portale americano per promuoversi davanti ai turisti di tutto il mondo.

 

Le informazioni che ti presentiamo oggi derivano direttamente dalla nostra attività di gestione affitti brevi tenendo conto delle risposte alle domande che i nostri studenti ci pongono durante i corsi di formazione personalizzati che dedichiamo a chi vuole migliorare i rendimenti. Sebbene ti suggeriamo sempre di rivolgerti ad un fiscalista esperto per analizzare la tua specifica situazione, confidiamo che gli spunti che ti forniremo ti siano di aiuto per schiarirti le idee!

Gestione professionale oppure no?

tasse su AirbnbUna delle tipiche domande che ci vengono poste durante i nostri corsi Airbnb dedicati ai proprietari, è relativa alla partita IVA. Molti si chiedono infatti, se sia necessario aprire una posizione fiscale specifica per svolgere questa attività. La risposta, dipende proprio dal tipo di business che si intende attuare. Se l’attività viene svolta in forma non imprenditoriale, non è necessaria l’apertura della partita IVA.

 

Ogni regione definisce il perimetro della non imprenditorialità, ma tendenzialmente il proprietario di un abitazione che affitta in modo saltuario, rientra in questa categoria e può quindi operare senza partita IVA. In questo caso, non sarà permessa la fornitura di alcuni servizi accessori come la colazione, la vendita di visite guidate e di servizi di trasporto. Sarà invece concesso di svolgere le pulizie e di cambiare la biancheria (ma solo a fine soggiorno) e di fornire utenze accessorie ben definite (d esempio il Wi-Fi e l’aria condizionata).

 

Diverso è il caso di chi decide di affittare numerosi immobili (solitamente oltre i 4). In questo caso, il proprietario/gestore sarà tenuto ad operare aprendo un’apposita partita IVA, e gli sarà permesso anche di vendere ulteriori servizi accessori a pagamento.

 

 

Cedolare secca e regime IRPEF

Un altro aspetto che riguarda la tassazione Airbnb è quello puramente fiscale. Durante una nostra consulenza rivolta ad aumentare le prenotazioni, un proprietario ci ha chiesto come si calcolano le imposte di preciso. Ne abbiamo parlato in altri articoli, ma essendo l’argomento molto richiesto, è bene ripeterlo. Il proprietario che affitta in maniera non imprenditoriale, ha a disposizione due strade percorribili:

 

  • Cedolare secca. Il DL n. 50/2017 ha confermato che anche le locazioni brevi (che non superano quindi di 30 giorni) possono beneficiare dell’imposta sostitutiva pari al 21%. Questo significa che versando questo ammontare, non sarà dovuto nient’altro al fisco.
  • Regime IRPEF. La seconda opzione, è quella di assoggettare i redditi ai normali scaglioni IRPEF, che vanno dal 23% al 48% in base al reddito dichiarato.

 

In assenza di spese da detrarre (ad esempio ristrutturazioni) la cedolare secca è certamente più vantaggiosa. In caso contrario, bisogna far bene i conti con il proprio fiscalista. E’ un calcolo comunque che puoi fare anche l’anno successivo, in fase di dichiarazione dei redditi.

 

 

Contratti e ricevute: come funziona?

Ci sono poi altre domande ricorrenti che ci vengono poste dai proprietari durante le consulenze formative. Si tratta di argomenti correlati alla tassazione Airbnb: i contratti e le ricevute.

 

Serve far firmare agli ospiti un contratto? La locazione, è uno di quegli adempimenti giuridici che richiede la forma scritta, e va pertanto ad ogni ospite fatto firmare un contratto. Negli affitti brevi, non vige però l’obbligo di registrazione alle agenzie delle entrate: questo significa un risparmio notevole di tempo e denaro! Ma oltre all’aspetto formale, ce n’è anche uno psicologico: una ospite che firma un contratto si sente più vincolato a rispettare le regole in esso incluse. Insomma, noi di Turidea ti consigliamo di sottoporlo al viaggiatore, ed è quello che suggeriamo anche agli allievi dei nostri corsi per gestori.

 

tassazione nelle OTAE come funziona con le ricevute? Cosa succede se un mi chiede la ricevuta?

Partiamo dal presupposto che, se operi in forma non imprenditoriale, non puoi rilasciare una fattura ma solo una semplice ricevuta fiscale (per intenderci, di quelle che compri in cartoleria). Se l’importo è superiore a 77,47€ devi anche apporre la marca da bollo da 2€, che puoi addebitare all’ospite.

 

Airbnb fa da sostituto d’imposta?

Spesso durante le nostre consulenze, i proprietari ci chiedono se il portale si occupa anche di trattenere e versare le imposte. Ebbene, nonostante il D.L. 50/2017 sancisse che gli intermediari immobiliari dovessero applicare la ritenuta fiscale, di fatto allo stato attuale nessun portale lo fa, e a tal proposito è in corso un contenzioso alla corte di giustizia europea. Allo momento dunque, è il proprietario che deve dichiarare e versare di propria iniziativa le tasse Airbnb.

 

Troppo complicato? Ti possiamo aiutare!

Nell’articolo di oggi abbiamo fatto una panoramica sulla tassazione Airbnb, un argomento importante ma che è solo uno dei tanti da conoscere per ottenere il meglio dalla propria casa vacanze. Se hai tempo di approfondire il settore, troverai tanti spunti gratuiti sul nostro blog, ed anche tanti video sul nostro canale YouTube Turidea!

 

Se però non hai tempo, e cerchi qualcuno che ti aiuti a partire velocemente e con il piede giusto, allora dai un occhiata ai nostri servizi:

 

Speriamo davvero che questo articolo ti abbia aiutato a chiarirti le idee, e ti diamo appuntamento alla prossima occasione!